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Yalla, Italia - Europa, arriviamo

esquilinoPuò sembrare strano, ma stavolta è l’Europa a parlarci di seconde generazioni, in particolare è Erika Gerardini, membro del team di facilitatori dello Spazio Europa della Rappresentanza in Italia del Parlamento Europeo, a raccontarci nel dettaglio l’attenzione che l’Unione Europea pone sulle seconde generazioni: “Una realtà sempre più massiccia e sempre più utile”, assicura.
Lo sfondo è quello di uno degli innumerevoli stand del Salone Orientamenti di Genova, quando Erika comincia a raccontarmi una storia secondo lei “significativa”.

Nell’Istituto Mazzocchi di Ascoli Piceno, una studentessa marocchina (in Italia da sempre), si accorge che i suoi coetanei arabi, sbarcati da meno tempo in Italia, oltre a crescere costantemente in numero, hanno sempre più difficoltà nell’apprendimento.
Lei cosa fa? Va dal preside e gli chiede di aprire un corso d’arabo, in cambio di un “doposcuola per stranieri” dove lei stessa, assieme ad altri amici, avrebbe impartito lezioni di italiano.
Il corso (quello di arabo) è stato aperto il 15 novembre, e conta la bellezza di sessanta iscritti!
Ma ciò che interessa di più l’Europa, in tutto questo, è il “tipo” di arabo che viene insegnato. Non si tratta di un semplice programma per principianti che introduca agli iscritti le alle basi della grammatica, ma di un vero e proprio corso di cultura, mediazione, arte e religioni “con tanto di feste!”.
Ma chi è così preparato da poter insegnare in un corso così impegnativo?

Nessuno, se non la madre di uno studente arabo, che nel suo paese faceva la professoressa.
Ed è qui che Erika fa una riflessione che dovrebbe suscitare la curiosità di molti yallisti:“È fondamentale che le prime generazioni si ritrovino” afferma, “ci sono troppi laureati che venendo qui non sono nessuno”.
L’esempio che viene fatto questa volta, è quello dell’Esquilino, quartiere multietnico romano, che ha visto la nascita di attività locali di mediazione sociale, dove l’importanza viene data, non tanto alle seconde, quanto alle prime generazioni, che vengono coinvolte in prima persona con l’organizzazione di eventi di ogni tipo.

Sono diffusamente conosciute le potenzialità della “cross-generation”, ma la nuova frontiera per i sociologi, oggi, diventa il capire come sfruttare al meglio la generazione che per prima ha fatto il sacrificio di mollare tutto e scappare in Occidente.

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